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Adorazione Giovedì Santo - 9 aprile 2009


INTRODUZIONE
Comm.: Questo tempo di preghiera nella notte ci vuole far rivivere la preghiera di Gesù nell’orto degli Ulivi, a cui seguì il suo arresto e processo e la sua passione. Il nostro rimanere per un tempo prolungato davanti al Sacramento dell’Eucaristia, che è Cristo presente e vivo in mezzo a noi, raccoglie l’invito stesso di Cristo ai suoi apostoli: «state qui e vegliate con me». Ripercorreremo le ore notturne di quel giovedì santo, rileggendole con gli occhi e la fede di un testimone eccezionale di Cristo crocifisso e risorto: San Paolo. Ci disponiamo all’adorazione del Corpo di Cristo, donato per noi e presente nel tabernacolo. Ci inginocchiamo e cantiamo a Dio, nostro creatore.

Canto: Creati per te

PRIMO MOMENTO
UN TESORO IN VASI DI CRETA
Comm.: Spesso ci sentiamo forti nella nostra fede, pensando di poter rimanere fedeli a Gesù in ogni situazione. Ma Gesù sa che noi, come i suoi apostoli, siamo deboli; la nostra fede è come un tesoro in vasi di creta. Questo ci insegna a non presumere mai di noi stessi, ma ad affidarci totalmente a Dio e alla sua grazia: lui rende la nostra debolezza il luogo della sua forza e ci fa sperimentare, dopo la morte, la risurrezione.
Dal Vangelo secondo Marco (14,26-31)
Gesù e i suoi apostoli, dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: "Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea". Allora Pietro gli disse: "Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò". Gesù gli disse: "In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte". Ma egli, con grande insistenza, diceva: "Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò". Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.
Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi (4,1-12)
Fratelli, investiti di questo ministero per la misericordia che ci è stata usata, non ci perdiamo d'animo; al contrario, rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti a ogni coscienza, al cospetto di Dio.
E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio. Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.
Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
Silenzio per la riflessione personale
Comm.: Chiediamo a Gesù il dono dell’umiltà, riconoscendo la nostra debolezza e affidandoci alla sua forza liberatrice.
O Gesù, mite ed umile di cuore Esaudiscimi

Dal desiderio di essere stimato Liberami, Gesù

Dal desiderio di essere amato Liberami, Gesù

Dal desiderio di essere ricercato Liberami, Gesù

Dal desiderio di essere onorato Liberami, Gesù

Dal desiderio di essere lodato Liberami, Gesù

Dal desiderio di essere preferito Liberami, Gesù

Dal desiderio di essere consultato Liberami, Gesù

Dal desiderio di essere approvato Liberami, Gesù

Canto: Ti seguirò

SECONDO MOMENTO
ABBÀ, PADRE
Comm.: Gesù nell’orto degli Ulivi è per noi il più grande maestro di preghiera. Ci insegna a sentirci figli nelle mani di un Padre buono, in confidenza con lui e nel desiderio di rendere la nostra volontà in tutto simile a quella di Dio. È lo Spirito Santo il dono che Gesù ci ha lasciato e che continua a suggerirci come pregare, gemendo con noi e dentro di noi nelle prove di questa vita.
Dal Vangelo secondo Marco (14,32-36)
Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate". Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu".
Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani (8,14-27)
Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.
Silenzio per la riflessione personale
Comm.: Gesù ha affrontato la paura e l’angoscia di fronte alla prospettiva della passione, dell’abbandono, della derisione, del fallimento e della morte. Chiediamo a lui di liberarci da ogni paura.
Dal timore di essere umiliato Liberami, Gesù

Dal timore di essere disprezzato Liberami, Gesù

Dal timore di essere rifiutato Liberami, Gesù

Dal timore di essere calunniato Liberami, Gesù

Dal timore di essere dimenticato Liberami, Gesù

Dal timore di essere schernito Liberami, Gesù

Dal timore di essere abbandonato Liberami, Gesù

Canto: Padre mio

TERZO MOMENTO
PREGATE INCESSANTEMENTE
Comm.: La vita di fede è una lotta, e chiede di essere combattuta fino in fondo, con tenacia e perseveranza. Non bastano i facili entusiasmi: quando sulla nostra vita scende la notte del dubbio, della paura, della stanchezza, della noia, dell’abitudine, viene alla luce la consistenza della nostra armatura spirituale.
Dal Vangelo secondo Marco (14,37-40)
Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: "Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole". Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
Dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini (6,10-20)
Fratelli, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.
Silenzio per la riflessione personale
Comm.: Ad ogni frase di Gesù ripetiamo il canone:
State qui, vegliate con me, vegliate, pregate. Vegliate, pregate.
-State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.
-Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
-A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.
-Voi siete quelli che hanno perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me.
-Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
-Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici se farete ciò che io vi comando.
-Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.
-Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo.

Canto: Preghiera di Gesù

QUARTO MOMENTO
IL SIGNORE MI È STATO VICINO E MI HA DATO FORZA
Comm.: Gesù viene arrestato, tradito da uno dei suoi amici, abbandonato da tutti gli altri. Nessuno è disposto a seguirlo fino in fondo e a condividere il suo destino nell’ora della prova. Ma chi è unito a Dio sa di non essere mai da solo e che le sue speranze non rimarranno deluse.
Dal Vangelo secondo Marco (14,41-51)
Venne la terza volta e disse loro: "Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino".
E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta". Allora gli si accostò dicendo: "Rabbì" e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. Allora Gesù disse loro: "Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!".
Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo a Timoteo (4,16-18)
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Silenzio per la riflessione personale
Comm.: Ad ogni invocazione dei salmi ripetiamo il canone:
Il Signore è la mia forza, mio canto è il Signor. Egli è il Salvator. In lui confido, non ho timor, in lui confido, non ho timor.
-Signore, mio Dio, in te mi rifugio:salvami e liberami da chi mi perseguita,perché non mi sbrani come un leone,non mi sbrani senza che alcuno mi salvi. Canone
-Custodiscimi come pupilla degli occhi,proteggimi all'ombra delle tue ali,di fronte agli empi che mi opprimono,ai nemici che mi accerchiano. Canone
-Stese la mano dall'alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque,mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavanoed eran più forti di me.Mi assalirono nel giorno di sventura,ma il Signore fu mio sostegno;mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene. Canone
-Sei tu che mi hai tratto dal grembo,mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.Al mio nascere tu mi hai raccolto,dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.Da me non stare lontano,poiché l'angoscia è vicinae nessuno mi aiuta. Canone
-Se dovessi camminare in una valle oscura,non temerei alcun male, perché tu sei con me.Il tuo bastone e il tuo vincastromi danno sicurezza. Canone

Canto: Servo per amore

QUINTO MOMENTO
CHI È DEBOLE, CHE ANCH’IO NON LO SIA?
Comm.: Gesù, il Figlio di Dio, la Verità, colui che verrà a giudicare alla fine dei tempi, si lascia giudicare dall’ingiustizia umana e condannare da chi non sa sostenere le proprie idee che con la menzogna. In questo modo si fa fratello di tutti coloro che nella storia del mondo sono vittime dell’ingiustizia umana, coloro che non hanno diritto di parola, coloro che vengono eliminati perché dicono la verità scomoda. Anche San Paolo ha deciso di seguire questa strada, per sentirsi prossimo di tutti i poveri di Dio, servo della loro salvezza e della loro gioia.
Dal Vangelo secondo Marco (14,53-65)
Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: "Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo". Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: "Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?". Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?". Gesù rispose: "Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell'uomoseduto alla destra della Potenzae venire con le nubi del cielo".
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: "Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?". Tutti sentenziarono che era reo di morte.
Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: "Indovina". I servi intanto lo percuotevano.
Dalla seconda lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi (11,16-29)
Lo dico di nuovo: nessuno mi consideri come un pazzo, o se no ritenetemi pure come un pazzo, perché possa anch'io vantarmi un poco. Quello che dico, però, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare. Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch'io. Infatti voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. In realtà sopportate chi vi riduce in servitù, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli!
Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
Comm.: In questo tempo di silenzio possiamo rileggere le letture del Vangelo e di S. Paolo e lasciarci guidare da una riflessione tratta dall’ultimo messaggio del Papa ai giovani che troviamo di seguito.

Dal Messaggio di Benedetto XVI
per la XXIV Giornata Mondiale della Gioventù
Trovandosi immerso in difficoltà e prove di vario genere, Paolo scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente”. Come era nata in lui questa speranza? Per rispondere a tale domanda dobbiamo partire dal suo incontro con Gesù risorto sulla via di Damasco. All’epoca Saulo era un giovane come voi, di circa venti o venticinque anni, seguace della Legge di Mosè e deciso a combattere con ogni mezzo quelli che egli riteneva nemici di Dio. Mentre stava andando a Damasco per arrestare i seguaci di Cristo, fu abbagliato da una luce misteriosa e si sentì chiamare per nome: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Caduto a terra, domandò: “Chi sei, o Signore?”. E quella voce rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!”. Dopo quell’incontro, la vita di Paolo mutò radicalmente: ricevette il Battesimo e divenne apostolo del Vangelo. Sulla via di Damasco, egli fu interiormente trasformato dall’Amore divino incontrato nella persona di Gesù Cristo. Un giorno scriverà: “Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. Da persecutore diventò dunque testimone e missionario; fondò comunità cristiane in Asia Minore e in Grecia, percorrendo migliaia di chilometri e affrontando ogni sorta di peripezie, fino al martirio a Roma. Tutto per amore di Cristo.

Canto: Tu mi hai sedotto


SESTO MOMENTO
CRISTO È MORTO PER NOI
QUANDO ERAVAMO ANCORA PECCATORI
Comm.: Sicuro della propria fedeltà al Maestro, Pietro si trova di fronte alle ripetute accuse di alcune persone e in un attimo la sicurezza si muta in paura. Secondo le parole di Gesù, per tre volte Pietro finge di non conoscere Gesù. Anche a noi in tante occasioni accade di rinnegare Gesù, di fingere di non conoscerlo, per paura o per comodità. La meraviglia dell’amore di Cristo sta proprio qui: non ha chiesto garanzie prima di morire per noi, non è morto per chi lo amava e per chi gli era fedele, ma per gente che lo ha tradito, abbandonato, rinnegato, per noi che tante volte non lo riconosciamo come il Signore della nostra vita.
Dal Vangelo secondo Marco (14,66-72)
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: "Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù". Ma egli negò: "Non so e non capisco quello che vuoi dire". Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: "Costui è di quelli". Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: "Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo". Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo che voi dite". Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: "Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte". E scoppiò in pianto.
Dalla lettera di S. Paolo apostolo ai Romani (5,1-11)
Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall'ira per mezzo di lui. Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, dal quale ora abbiamo ottenuto la riconciliazione.

Breve silenzio, intervallato da frasi di San Paolo (arpeggio di chitarra)

Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso.

Siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno.

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.

Io sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.

L'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro.

Mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.

Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

Apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

Quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo.

sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.

Canto: Re di gloria

CONCLUSIONE
Dagli scritti di Mons. Tonino Bello
Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.
Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.
C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Canto finale: Come tu mi vuoi

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