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Storia della Basilica Cattedrale

LA BASILICA CATTEDRALE


Situata sull’acropoli della città, la Basilica Cattedrale, dedicata alla vergine Assunta, è uno dei più importati monumenti di Conversano, nonché monumento nazionale dal 1897.
La sua costruzione risulta coeva alla costruzione della Torre Maestra, databile intorno all’anno 1080, in realtà la fabbrica fu terminata solo nel 1359 ad opera del Vescovo della diocesi Pietro D’Itri, come afferma la lapide posta sulla facciata principale a destra della porta magna; sicuramente la Cattedrale fu costruita su una precedente cappella dedicata a San Silvestro costruita intorno al V secolo d.c., ad opera del primo vescovo della città Simplicio.
La Cattedrale, come quasi tutti gli edifici medievali, rivolge le sue absidi ad oriente verso la città santa di Gerusalemme.
Vi si accede attraverso tre portali lungo la facciata principale, due lungo quella laterale settentrionale ed altri due su quella meridionale.
La pianta della chiesa (v.fig.), a croce latina senza absidi non sporgenti, ma racchiusi da un muro rettilineo, la annovera fra quegli edifici del “gruppo pugliese” ispirati alla basilica di San Nicola di Bari[1].
Nel 1997, in occasione del primo centenario dell’incoronazione della Vergine della Fonte a Protettrice della Diocesi, alla Cattedrale viene concesso, dal Sommo pontefice, Papa Giovanni Paolo II, il titolo di Basilica Minore[2].


L’ esterno


La facciata è tripartita: partendo dal portale maggiore (v. fig.), detto “porta magna”, è costituito da un protiro[3] di cui i leoni stilofori rappresentano l’elemento più evidente. Partendo dal basso si notano i due leoni, che per mezzo di due mensole troncopiramidali con base rovesciata, scolpite a fogliame, poggiano su due colonnine tortili[4], sicuramente di reimpiego, che certamente facevano parte di un baldacchino andato perduto; queste colonnine nei rilievi del Simone, sarebbero state aggiunte agli inizi del XX secolo.
I leoni sorreggono due colonnine lievemente srombate[5] verso il basso terminanti con capitelli a cestello scolpiti a fogliame. Da essi parte il protiro con culmine a cuspide[6], in corrispondenza dell’Agnus Dei, di cui la copia originale si trova nel transetto; al di sopra della pietra pentagonale c’è uno spazio vuoto, forse c’era una Madonna, forse volontariamente vuoto(etimasia).
Il protiro sembra sorretto da altri due piccoli leoni: quello di sinistra trattiene una figura umana, simbolo del peccato originale, quello di destra imprigiona fra gli artigli una testa di agnello, simbolo dell’uomo, vittima del peccato.
L’archivolto[7] è composto da tre semicerchi: il primo, quello più esterno, adornato da foglie di acanto; il secondo, il centrale, adornato da figure zoomorfe alternate a figure vegetali; il terzo ed ultimo, quello interno, adornato da tredici mezzi busti, verosimilmente i Dodici Apostoli al cui centro si trova Cristo.
Nella lunetta è raffigurata la Madonna con il Bambino affiancata da due angeli con incensieri.
Passando ai portali laterali minori, il primo sulla sinistra è quello di San Giorgio, detto guidoncineo o dei pellegrini. Questo portale è caratterizzato dall’immagine di San Giorgio a cavallo che trafigge il drago; l’iconografia vuole che il santo indossi un vestito quasi simile ad una corazza.
L’altro portale, di destra, è quello di San Pietro, detto del giudizio o del paradiso, poiché da questo transitavano le bare dei defunti. Esso presenta un protiro costituito da due piccoli leoni stilofori su cui terminano dei capitelli scolpiti a traforo e scalpello con archivolto ad arco acuto; ad di sopra è posizionata la statua di San Pietro, riconoscibile dalla chiave che impugna con la mano destra.
Passando ai rosoni, i due laterali sono risalenti al restauro fatto da Luigi Sylos, decorati a scacchiera e con temi floreali; il rosone centrale è in parte ricostruito e conserva una serie di archetti lobati[8] e colonnine; al centro l’agnello con la croce il tutto databile al XX secolo. Di epoca medievale le cornici del rosone centrale, decorate con foglie dalle grosse nervature, busti umani raffiguranti anche teste quasi a tutto tondo.
Per quanto riguarda il tetto, oggi , appare a capanna quasi a richiamare l’unione delle mani in segno di preghiera. Tale tipo di tetto è stato il frutto dei lavori di restauro ultimati intorno agli anni trenta; prima dei restauri appariva a gradoni (fig. C).


I restauri


A questo punto è importante ripercorrere le tappe dei restauri che hanno mutato nei secoli l’aspetto della Basilica Cattedrale.
Come già detto, un primo edificio lo abbiamo nell’anno mille: era costituito dall’odierno transetto.
Successivamente i vescovi sentirono l’esigenza di ampliare la Cattedrale, questi lavori terminarono nell’anno 1359 ad opera del vescovo Pietro D’Itri: la chiesa appariva ampliata, costituita da tre navate, a pianta a croce latina commissa [9], venivano aggiunti numerosi elementi scultorei che ne esaltavano lo stile romanico.
Altri lavori interessarono tutto il XIV e il XV secolo, sia per problemi relativi alla struttura, sia a causa dello sviluppo di nuove concezioni architettoniche, volute espressamente dai vescovi interessati alla “modernizzazione” dell’edificio.
Negli stessi anni venne inglobata la torre campanaria in uno spazio ricavato nella cappella di S. Antonio di Vienna (attuale sacrestia).
Nel 1440 furono avviati i lavori di restauro del tetto ad opera dell’Università di Conversano[10].
Agli inizi del 1500 il vescovo Donato Acquaviva D’Aragona decise di allargare le navate laterali, in questo modo si permise il ripristino del piano di calpestio dei matronei.
Nel 1660 il vescovo Giuseppe Palermo portò a termine i lavori di restauro della Cattedrale, come attestato dalla lapide posta sulla sinistra della porta magna, lavori che mutarono lo stile della chiesa. Si passò dallo stile sobrio del romanico, allo stile fastoso del barocco; l’edificio, all’interno, venne interamente affrescato dei colori tipici del barocco (il blu e il giallo), vennero adornati gli absidi con cornici in legno dorato, le cappelle laterali furono adornate di stucchi e arredi sacri che erano l’esaltazione del marmo e del legno intarsiato.
Seguirono i restauri voluti dal vescovo Filippo Meda tra 1701 e il 1733. Il presule volle trasportare l’altare maggiore sino all’abside, ampliò il coro e ricostruì le volte a crociera delle navate laterali (v.fig.)
Alla fine del XVIII secolo nuovi lavori interessarono la Cattedrale, questi furono non tangibili ed andarono solo ad assestare la struttura dell’edificio.
Nuovi lavori furono intrapresi nell’anno 1878 ad opera dell’architetto Sante Simone il quale voleva mettere in luce il monumento medievale. Già negli anni precedenti il Simone aveva progettato nuovi altari per la Vergine della Fonte, progetti mai attuati per la mancanza di fondi; solo dopo una serie di lettere fra il Sante Simone e il vescovo Lamberti e con l’intesa della Provincia e del Comune si avviarono i lavori di restauro della facciata della chiesa. I lavori che seguirono sino al 1911 subirono un grave colpo nella notte tra il 10 e l’11 luglio quando, per colpa di un mozzicone di candela, la cattedrale subì un devastante incendio che portò alla distruzione dell’intero corredo monumentale. Gli unici pezzi salvati dall’incendio furono il quadro della Madonna della Fonte e il Crocifisso.
Nuovi lavori interessarono l’edificio, questi furono guidati dall’ing. Angelo Pantaleo.
Nel corso dei lavori si decise di eliminare le cappelle laterali, di riportare allo stile romanico l’edificio, di eliminare l’antico rosone che dava su piazza della Conciliazione e di sostituirlo con due monofore, di ripristinare la finestra absidale conferendole nuovi elementi scultorei, di costruire un tetto a capriate per la navata centrale e per il transetto, di riutilizzare elementi scultori venuti alla luce (capitelli, stemmi, ecc..); inoltre vennero alla luce tracce di un edificio preesistente di mura che indicavano absidi e cappelle, tombe e statue (v. fig.).
La consacrazione di questa ritrovata Cattedrale si avrà negli anni trenta (v. fig.).



L’interno

All’interno la chiesa appare fredda[11]al visitatore, essa si suddivide in tre navate, gli archi laterali, quattro per ogni lato, sono archi a tutto sesto, sorretti da pilastri cruciformi[12]; l’arco centrale, detto trionfale, è a sesto acuto e permette l’ingresso nella zona più importante della basilica, la zona absidale (transetto), dove vengono celebrati i riti liturgici.
Al di sopra degli archi laterali ci sono i matronei, che attualmente hanno solo funzione scenica, essi non sono calpestabili; sono composti da ben sedici colonne con rispettivi capitelli, questi ultimi l’uno diverso dall’altro.
Entrando sulla sinistra si può ammirare nella prima cappella la statua del patrono San Flaviano. Probabilmente il culto di questo santo fu introdotto dopo la metà del XV secolo, quando Caterina Orsini del Balzo, figlia del principe Giovanni Antonio di Taranto, sposandosi con Giulio Antonio I Acquaviva, ottenne in dote sia la contea di Conversano che il ducato di Atri e Teramo e quindi anche Giulianova, paese in cui fu traslato, da Costantinopoli, il corpo di San Flaviano.
Proseguendo nella terza cappella è ospitato il quadro della Madonna della Fonte; sulla navata destra la prima cappella è dedicata al Sacro Cuore di Gesù, proseguendo nella terza cappella è ospitato il Crocifisso del XV- XVI secolo e due statue quella dell’Addolorata e quella di San Giovanni.
Passando al transetto, nell’abside sinistro si scorge un mirabile affresco della scuola del Simone Martini. Esso è la presentazione da parte del vescovo Pietro D’Itri della Cattedrale alla Vergine in trono, a sinistra della Vergine viene raffigurato San Cristoforo, alla destra il Papa. Al di sopra di questa scena Dio uno e trino contornato da una schiera di angeli festanti. Nell’abside destro viene ospitata la tela del Cristo Risorto[13] di autore ignoto risalente al XV secolo.

Le Torri Campanarie

La cattedrale di Conversano, con le torri campanarie laterali, rappresenta una tipologia del romanico pugliese classificato da Mario D’Onofrio.
Allo stato attuale delle ricerche non possiamo affermare che un tempo la prima torre, quella su via Lamberti, sia stata più antica ed esterna all’edificio, anche perché sappiamo che il Sylos, analizzando degli scritti dell’architetto Simone, ritiene che la torre dell’orologio era precedentemente una torre campanaria per la presenza di fori dai quali correvano le funi per le campane.
In sostanza il campanile meridionale era forse coevo all’altro, per cui entrambe le torri esistevano insieme alla maestosa Cattedrale[14].
Il campanile di via Lamberti fu inglobato nella cappella di S. Antonio nel corso del XV secolo, per cui il campanile non esisteva quando la cattedrale era costituita dal solo transetto ( prima dei lavori del vescovo Pietro D’Itri), ma venne innalzato quasi contemporaneamente alla Cattedrale romanica. Su questo campanile e sulla sua altezza veleggia una importate diatriba ecclesiale, quella fra i vescovi della diocesi conversanese e le badesse mitrate di San Benedetto. Difatti le badesse mitrate osteggiavano l’innalzamento del campanile della Cattedrale (all’epoca il campanile più alto indicava maggiore potere).
La diatriba ebbe una conclusione a favore delle donne: la torre campanaria di San Benedetto, monastero in cui risiedevano le badesse, risulta più alto tre piani contro l’unico piano della torre campanaria di via Lamberti.

Icona della Madonna della Fonte

Il culto della Madonna della Fonte, secondo il primo storico, cioè Tarsia, è sorto intorno al 489 d.C. ad opera del primo protovescovo Simplicio, che avrebbe importato l’icona dalle sponde africane, salvandola da un incendio, per trasportarla inizialmente a Cozze. Una tradizione vuole che Simplicio fosse sbarcato a Cozze, dopo una tempesta marina, il primo sabato di maggio, ed è questo il motivo per cui la festa liturgica della Beata Vergine della Fonte ogni anno si svolge il primo sabato di maggio.
Intorno agli anni 1633-1634 un documento attesta che “il primo sabato di maggio si solennizza la festa della Madonna della Fonte in questa Cattedrale e che la santità di N.S. Papa Urbano VIII concede indulgenza plenaria e remissione di tutti i peccati a quelle persone che veramente confessate e comunicate rivisiteranno detta cappella….”( v. fig.).
Il quadro della Vergine è alto 88 cm e largo 53cm, simile alla Madonna della Madia di Monopoli, veste un maphorion con pieghe stilizzate in azzurrite, il cui bordo si chiude a collarino. Il Bambino, seduto sul braccio sinistro, indossa una tunica corta o himation con piedi calzati, regge con la sinistra un rotolo e presenta un volto corrugato.
È ritenuto manufatto locale della fine del XIII secolo e trova assonanza con le opere dell’altra sponda adriatica e, comunque, con l’Oriente latino[15].
L’immagine era ornata da diverse cornici sovrapposte in legno dorato, ma intorno al 1630 il popolo conversanese volle sostituirle con una d’argento; la cornice attuale fu eseguita a Napoli intorno al 1896 sul disegno del canonico Giovanni Simone.
Due le cornici argentee che si conservano nella Basilica, una che è esposta nella navata laterale sinistra, incornicia l’icona originale che negli anni, anniversari speciali, viene portata in processione; l’altra incornicia l’icona esposta solo nel mese di maggio e che viene solennemente portata in processione ogni anno. Questa è stata dipinta nel 1996 sostituendo una precedente, di antica fattura, annerita dal tempo.
Oggi la festa esterna della protettrice di Conversano e della Diocesi si svolge la quarta domenica di Maggio; caratteristica la processione di gala che si snoda per le vie principali della città la domenica mattina, a cui partecipa il Vescovo della Diocesi con i preti delle parrocchie e le più importanti cariche civili e militari della città; durante il percorso della processione vengono impartite le benedizioni al mare, alle campagne e al seminario diocesano.




[1] La Cattedrale di Conversano di Pierfrancesco Rescio 2001.
[2] Detta minore poiché non può ospitare celebrazioni papali.
[3] Costruzione sulla facciata di una chiesa che ne orna, copre e sottolinea il portale. Un lato poggia sulla facciata, l’altro è sorretto da colonne o pilastri spesso poggianti su leoni stilofori. È tipico dell’architettura romanica.
[4] Con il fusto a spirale.
[5] Strombatura : inclinazione di una superficie originata dall’apertura in una parete di una finestra o di un portale.
[6] Elemento architettonico triangolare posto a coronamento di un portale.
[7] Cornice o fascia liscia o decorata che segue l’andamento dell’arco.
[8] Lobato: con intradosso costituito da tratti circolari susseguentisi (lobi).
[9] Il transetto si trova all’estremità della navata longitudinale.
[10] G.A. Tarsia, Historiarum.., cit ., p.117
[11] PANARELLI, La Cattedrale di Conversano, ivi 1980.
[12] Cruciformi : quadrangolari, con una colonna addossata ad ogni lato.
[13] Anche chiamato del “SALVATORE” dall’attuale clero e fedeli della Basilica.
[14] A. PEPE, La Cattedrale di Conversano…, cit., p. 120
[15] Icone di Puglia e Basilicata dal Medioevo al Settecento, a cura di P. Belli D’Elia, Milano 1988

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