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Brochure 2017

Adorazione Eucaristica - Giovedí Santo 2011

SAC. “Di null’altro mai ci glorieremo
se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.” (Cf Gal 6,14)
G. L’istituzione dell’Eucaristia come rito memoriale della «nuova ed eterna alleanza» è certamente l’aspetto più evidente della celebrazione odierna che del resto giustifica la sua solennità proprio con un richiamo «storico» e figurativo dell’avvenimento compiuto nell’ultima cena. Ma è lo stesso messale romano che invita a meditare su altri due aspetti dei mistero di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano nel dono di sé e nel servizio il cammino della Chiesa.

T. “Gloria e lode a te, Cristo Signore!”
Sac. “Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”
T. “Gloria e lode a te, Cristo Signore!”
+  Dal Vangelo secondo Giovanni: (Gv 13, 1-15)
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Parola del Signore.

Pausa di Silenzio

G. È significativo il fatto che Giovanni, nel riferire le ultime ore di Gesù con i suoi discepoli e nel raccogliere nei «discorsi dell’ultima cena» i temi fondamentali del suo vangelo, non riferisca i gesti rituali sul pane e sul vino come gli altri evangelisti: eppure era questo un dato antichissimo della tradizione, riportato in una forma ben definita dal primo documento che ne parla, la lettera di Paolo ai Corinzi. Giovanni richiama l’attenzione sul gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi e lascia, come suo testamento di parola e di esempio, di fare altrettanto tra i fratelli. Non comanda di ripetere un rito, ma di fare come lui, cioè di rifare in ogni tempo e in ogni comunità gesti di servizio vicendevole — non standardizzati, ma sgorgati dall’inventiva di chi ama — attraverso i quali sia reso presente l’amore di Cristo per i suoi («li amò sino alla fine»). Ogni gesto di amore diventa così «sacramento», cioè visibilizzazione, incarnazione, linguaggio simbolico dell’unica realtà: l’amore del Padre in Cristo, l’amore in Cristo dei credenti.

Tutti

Dal Salmo 116 (115): Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.

Pausa di Silenzio

1L. Il Giovedì Santo tutta la Chiesa rievoca l’Ultima Cena di Gesù, che viene resa presente nell’Eucaristia.

2L. Secondo i Sinottici, l’Ultima Cena è avvenuta nella ricorrenza della Pasqua ebraica. Perciò la prima lettura riferisce le disposizioni date da Dio al popolo ebreo per la Pasqua, prima dell’uscita dall’Egitto, e la seconda lettura è il racconto di Paolo della Cena del Signore, nella notte in cui Gesù veniva tradito.

1L. Il Vangelo riferisce un altro episodio della stessa sera: Gesù, in atteggiamento di servizio, lava i piedi ai suoi discepoli.

2L. La Pasqua è stata un momento decisivo nella vita del popolo ebreo. Il popolo si trova in Egitto, schiavo, subendo un’oppressione che diventa sempre più pesante e micidiale: infatti, tra le misure di repressione adottate dal faraone, c’è anche l’uccisione dei bambini ebrei maschi.

1L. Il Signore interviene e dà ordine a Mosè e Aronne di preparare la Pasqua. Gli ebrei devono procurare un agnello per famiglia; poi la sera devono ucciderlo e metterne il sangue sugli stipiti e sull’architrave delle case in cui abitano.

2L. Il Signore spiega:

SAC. «In quella notte io passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore!».

1L. Così si porrà fine all’oppressione, grazie a questo intervento decisivo del Signore.

SAC. «Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d’Egitto».

2L. Il sangue sarà il segno che il flagello deve passare oltre. La parola «Pasqua» infatti significa «passare oltre».

1L. Così comincia la storia del popolo ebreo, la storia dell’esodo, del cammino verso la terra promessa. E ogni anno questo evento viene commemorato con il rito della Pasqua in ogni famiglia ebraica.

2L. Gesù deve celebrare la sua Pasqua durante questa festa ebraica, e la fa preparare con molta accuratezza. Paolo riferisce:

1L.  Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse:

SAC. “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”.

1L. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo:

SAC. “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me.”

2L. Questa è la Pasqua cristiana: un passaggio straordinariamente drammatico e positivo. Infatti, con questi gesti semplici e con queste parole inaspettate Gesù trasforma tutta la situazione.

1L. Egli sa di essere tradito, sa che verrà processato, condannato, maltrattato, giustiziato con il supplizio degli schiavi, la croce. Lo aveva già detto agli apostoli.

2L. Ma nella sera del giovedì santo prende in anticipo tutti questi eventi, li rende presenti nel pane spezzato e nel vino, e trasforma tutti questi eventi in occasione del dono più generoso, più completo di se stesso per la nostra salvezza.

1L. Non si può immaginare una trasformazione degli eventi più radicale di questa: eventi crudeli che diventano occasione di un dono di amore, di una fondazione di alleanza.

2L. Tutta la nostra vita cristiana è fondata su questa trasformazione della morte di Gesù in evento di alleanza, sulla generosità del cuore di Gesù come si manifesta la sera dell’Ultima Cena.

1L. Dovremmo riflettere spesso su questo evento straordinario e renderci conto della generosità di cuore che Gesù ha mostrato in tali circostanze.

2L. Egli ha capovolto il senso della morte: questa, che di per sé è un evento di rottura, è diventata, grazie a lui, un evento di alleanza.

1L. Giovanni nel suo Vangelo non riferisce l’episodio dell’Ultima Cena. L’evangelista ne ha già parlato nel Discorso sul pane della vita (cf. Gv 6), in cui Gesù ha detto:

SAC. «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51); «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (6,53); «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui» (6,56).

2L. Bisogna ricevere l’Eucaristia per essere veramente pieni di amore.

3L. Per l’Ultima Cena di Gesù, Giovanni riferisce un altro episodio, che è molto significativo e che, in un certo senso, ci è più utile per la nostra vita cristiana, in quanto è esemplare; alla fine dell’episodio infatti Gesù precisa:

SAC. «Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».

4L. Dare la propria vita per gli altri è un fatto che non capita a ogni persona, è un fatto raro, non succede ogni giorno, non succede per molte persone.

3L. Invece, servire gli altri, lo possiamo e lo dobbiamo fare tutti ogni giorno.

4L. Tutta la nostra vita cristiana dev’essere un servizio. E Gesù lo ha voluto indicare in modo molto espressivo con l’episodio della lavanda dei piedi.

3L. Gesù, Maestro e Signore, depone le vesti, prende un asciugatoio, se lo cinge attorno alla vita, versa dell’acqua nel catino e comincia a prestare il servizio dello schiavo.

4L. Lavare i piedi degli ospiti, infatti, era il compito dello schiavo. Gesù ha voluto compiere questo servizio.

3L. Simon Pietro non vuole accettare questo servizio. Gli sembra che in questo modo il Signore rinunci alla sua dignità. Ed effettivamente il Signore rinuncia alla propria dignità, per servire umilmente: si umilia davanti ai suoi discepoli.

4L. Gesù allora dice a Pietro:

SAC. «Se non ti laverò, non avrai parte con me».

4L. Tutti dobbiamo accettare di essere lavati dal Signore, di essere liberati dai nostri peccati, per poter aver parte con lui.

3L. In particolare, dobbiamo accettare di essere purificati con il sacramento della riconciliazione, per poter partecipare all’Eucaristia.

4L. Dopo queste parole di Gesù, Pietro accetta. Non ha ancora capito bene, ma capirà più tardi.

3L. Così Gesù ci dà un insegnamento fondamentale, che esprime il senso di tutto il suo mistero pasquale.

4L. Egli aveva detto:

SAC. «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45).

4L. La sua passione è un servizio spinto all’estremo, un servizio in cui tutto l’essere umano di Gesù viene, per così dire, consumato per noi.

3L. Questo ci fa capire che l’Eucaristia è Gesù che si mette a nostro servizio. Egli si fa nostro cibo, nostra bevanda.

4L. Non è possibile mettersi a servizio di un’altra persona in un modo più completo, più perfetto di questo.

3L. Gesù vuole indicare chiaramente proprio questo senso del servizio, perché è fondamentale per la vita cristiana. I cristiani non sono fatti per essere serviti, ma per servire e per vivere nell’amore in maniera effettiva.

4L. La nostra vocazione è una vocazione all’amore. Dio ci ha creati per comunicarci il suo amore e per renderci capaci di vivere nell’amore.

3L. Ma l’amore senza il servizio è un amore vuoto, non è un amore autentico.

4L. E, d’altra parte, il servizio senza amore è una schiavitù, e quindi non è degno della persona umana. Occorre mantenere l’unione stretta di questi due fattori: il servizio e l’amore.

3L. Questo è il grande insegnamento che Gesù ci dà nell’Ultima Cena.

4L. Ricevendo la Comunione, noi accettiamo di essere trasformati dal Signore Gesù, nel senso di diventare servitori, ciascuno secondo la propria vocazione.

3L. Non ci sono infatti vocazioni identiche, ma tutte le vocazioni sono forme di servizio con amore.

4L. Amare e servire: ecco il grande insegnamento del giovedì santo.

3L. Chiediamo al Signore d’infondere nel nostro cuore questo spirito di amore e di servizio, che può trasformare il mondo attorno a noi.

4L. Se invece della ricerca del denaro, del potere e del piacere, ci fosse dappertutto questo spirito di amore e di servizio, il mondo diventerebbe migliore. La nostra vocazione è di spingere il mondo in questa direzione.

Tutti

Se dovessi scegliere
una reliquia della tua Passione,
prenderei proprio quel catino
colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede
cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere
i nemici dagli amici,
e lavare i piedi del vagabondo,
dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo amore.

 Canto:


Pausa di Silenzio

Meditazione
Preghiere spontanee
Padre Nostro

G. Quello che hai compiuto quella sera rappresenta per noi, Gesù, un autentico testamento: tu ci hai rivelato la tua identità, hai interpretato gli eventi dolorosi e drammatici che stavano per accadere e ci hai invitato a ripetere i tuoi gesti per essere veramente tuoi discepoli. Ma come potremo accettare che tu, il Figlio di Dio, sia venuto a noi come un servo? Eppure tu prendi su di te il peccato del mondo per cancellarlo e distruggerlo e quindi ti lasci schiacciare a terra, insultare e colpire, inchiodare ad una croce… Il tuo amore arriva fino a questo punto! La tua vita tu la spezzi per noi, la offri per la salvezza dell’umanità: come un pane buono che nutre e rinvigorisce, come un pane fragrante che trasforma nel profondo.
Il tuo sangue, versato dalla croce, sigilla una nuova alleanza,
indistruttibile, eterna, tra Dio e le sue creature: il calice posto nelle nostre mani ci fa entrare in una storia nuova di comunione e di misericordia.

Tutti
Preghiera per le vocazioni sacerdotali
Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:
“manda operai nella messe”. Nella nostra preghiera, però,
riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:
mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,
aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.
Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore,
un animo docile e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.
Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.
Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;
soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.
Siano apostoli appassionati del tuo Regno,
ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.
Un’altra cosa chiediamo, Signore:
assieme ai “chiamati”non ci manchino i “chiamanti”;
coloro, cioè, che, in tuo nome,
invitano, consigliano, accompagnano e guidano.
Siano le nostre parrocchie segni accoglienti
della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.
Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:
crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.
Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata
- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,
confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,
custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.
All’intercessione della tua Santa Madre,
affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.
Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni
le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

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